Un altro obiettivo raggiunto per Fratelli d’Italia attraverso l’azione del Governo Meloni.
Lo avevamo promesso in campagna elettorale prendendoci un impegno con i cittadini, basta con l’assistenzialismo che per tanti anni ha frenato lo sviluppo del nostro Paese.
Una misura fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle al solo scopo di giustificare la propria esistenza in vita e rispondere alle esigenze del proprio elettorato, ma destinata a fallire per una semplice quanto fondamentale causa: la mancanza di visione in merito alle politiche pubbliche per il lavoro in Italia.
Fratelli d’Italia fonda la propria strategia su una visione della nostra Nazione chiara e lungimirante, in Italia non mancano certo i posti di lavoro, vanno migliorate le condizioni di lavoro, le retribuzioni e messo in linea finalmente il fabbisogno delle aziende con le competenze dei nostri giovani.
Giovani generazioni alle quali va chiesto chiaramente un cambio di passo, tornando anche a rivalutare vecchi mestieri oggi divenuti necessari per il nostro tessuto produttivo, prevedere adeguati percorsi di formazione (sul modello degli ITS) sostenuti dalle imprese come attori principali delle politiche attive di inserimento nel mondo del lavoro.
Per questo il Reddito di Cittadinanza pensato dai 5 Stelle non poteva avere futuro ed è naufragato sotto i colpi di un sistema inadeguato costituito dai centri per l’impiego e dal messaggio che portava con sé, teso a disincentivare la ricerca di un impiego.
Il Governo Meloni, è bene specificarlo, ha cercato di salvare l’aspetto solidaristico del Reddito cambiando le regole per chi è in grado di lavorare, ma assicurando un sostegno dignitoso a chi, per varie ragioni, non può essere occupabile.
Due sono le misure alternative messe in campo, il reddito di inclusione e il supporto per la formazione e il lavoro.
Il reddito di inclusione sarà riconosciuto a partire dal primo gennaio 2024 quale misura di sostegno economico, condizionata al possesso di requisiti di residenza, cittadinanza e soggiorno, sulla base dell’Isee, alla situazione reddituale del beneficiario e del suo nucleo familiare e all’adesione a un percorso personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa. L’importo dell’assegno è composto da una integrazione del reddito fino a 6.000 euro annui, che salgono fino a 7.560 se il nucleo familiare è composto da persone di età pari o superiore a 67 anni o da altri familiari in condizioni di disabilità grave o di non autosufficienza.
A tale importo, può essere aggiunto un contributo per l’affitto dell’immobile di residenza fino a un massimo di 3.360 euro annui. Il beneficio viene erogato mensilmente per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi e può essere rinnovato, previa sospensione di un mese, per ulteriori 12 mesi.
Tra i requisiti per beneficiare dell’assegno: non essere sottoposto a misura cautelare o di prevenzione; non avere sentenze definitive di condanna intervenute nei 10 anni precedenti la richiesta. Inoltre il nucleo familiare del richiedente deve avere un Isee non superiore a 9.360 euro. Non ha diritto all’assegno il nucleo nel quale un componente risulta disoccupato a seguito di dimissioni volontarie nei 12 mesi successivi alla data del termine del rapporto di lavoro, fatte salve quelle per giusta causa.
Per quanto riguarda il supporto alla formazione e al lavoro Dal primo settembre 2023 invece scatta il supporto per la formazione e il lavoro, che prevede la partecipazione a progetti di formazione, qualificazione e riqualificazione professionale e orientamento. La partecipazione alle attività per l’attivazione nel mondo del lavoro determina l’accesso a un beneficio economico, quale indennità di partecipazione, pari a 350 euro al mese.
Tale importo è erogato per tutta la durata della misura, entro un limite massimo di 12 mensilità. Tra le misure del supporto rientrano anche il servizio civile universale e i progetti utili alla collettività in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni, da svolgere presso il Comune di residenza a titolo gratuito, compatibilmente con le altre attività del beneficiario.
Il supporto per la formazione e il lavoro è utilizzabile dai singoli componenti dei nuclei familiari, di età compresa tra 18 e 59 anni, con un valore dell’Isee familiare non superiore a euro 6.000 annui, che non hanno i requisiti per accedere all’assegno di inclusione. Il nuovo strumento può essere utilizzato anche dai singoli componenti dei nuclei che percepiscono l’assegno di inclusione che decidono di partecipare ai percorsi di politiche attive per il lavoro.
A queste misure si affiancano importanti novità dirette alle aziende, coinvolgendole in una rete partecipata che faciliti l’inserimento lavorativo.
Alle aziende che operano all’interno della nuova piattaforma di politiche attive del lavoro, contribuendo all’inclusione sociale e lavorativa delle fasce deboli e delle famiglie fragili, vengono riconosciuti incentivi alle assunzioni come l’esonero dal versamento del 100% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro per un periodo massimo di 12 mesi, nel limite massimo di importo pari a 8.000 euro su base annua e l’esonero dal versamento del 50% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro in caso di assunzione con contratto subordinato a tempo determinato o stagionale, pieno o parziale, per un periodo massimo di 12 mesi e non oltre la durata del rapporto di lavoro, nel limite massimo di 4.000 euro annui.
Ecco cosa significa avere una visione, i Governi non creano posti di lavoro né devono generare assistenzialismo fine a se stesso, hanno il compito di realizzare le migliori condizioni perché il mercato del lavoro sia equilibrato, giusto e possa svilupparsi senza troppa burocrazia e al passo con i tempi.